






Procurad'e moderare
Barones, sa tirannia
Chi si no pro vida mia
Torrades a pés in terra
Decrarada est giaj sa gherra
Contra de sa prepotentzia
Incomintzat sa passentzia
In su populu a mancare
Mirade ch'est pesende
Contra de bois su fogu
Mirade chi no est jogu
Chi sa cosa andat 'e veras
Mirade chi sas aeras
Minetan su temporale
Zente cunsizzada male
Iscurtade sa boghe mia
Custa, populos, est s'ora
D'estirpare sos abusos
A terra sos malos usos
A terra su dispotismu
Gherra, gherra a s'egoismu
E gherra a sos oppressores
Custos tirannos minores
Est pretzisu umiliare

E' probabilmente uno dei paesi più conosciuti dell'entroterra sardo, noto soprattutto per essere stato, tanti anni fa, il luogo di tanti episodi di banditismo che hanno conferito ad Orgosolo una fama particolare, quasi il baluardo arroccato della tradizione sarda contro l´avanzare della civiltà moderna.
Ma tutto questo appartiene al passato. Oggi Orgosolo è uno dei più rinomati centri del turismo montano dell'Isola, in virtù dello splendido paesaggio offerto dai boschi e dalle rocce del selvaggio massiccio del Supramonte di Orgosolo. In particolare si segnalano la foresta demaniale di Montes, dove sopravvivono molti rari esemplari della fauna sarda, e la vetta di Monte Novo San Giovanni, da cui è possibile ammirare un magnifico panorama su tutta la Barbagia.
Anche il centro abitato è piacevole da visitare, grazie ai Murales di Orgosolo che abbelliscono gran parte delle case e dei palazzi. Duecento dipinti che colorano il centro storico, riecheggiando momenti di lotta sociale, di vita quotidiana, di lavoro nei campi, di transumanza. Inaugurati nel 1969, in un momento di elevato disagio sociale con i fatti di Pratobello quando la popolazione locale si oppose alla costruzione nella zona di una base militare, i murales di Orgosolo richiamarono l'attenzione anche di artisti non squisitamente isolani: nel 1975, Francesco Del Casino, senese di nascita ma sposato e residente ad Orgosolo, iniziò a dipingere su pareti spoglie con la collaborazione degli alunni della scuola media. Fu seguito dall´orgolese Pasquale Buesca.
Tra i murales più belli, il cosiddetto “Indiano”, immagine simbolo di Orgosolo che accoglie chiunque arrivi in paese. Dopo gli anni della contestazione, negli anni Ottanta i soggetti furono scene di vita quotidiana: uomini a cavallo, donne con in grembo i propri figli, la lana delle pecore e contadini con in mano la falce. Oggi si è passati a disegnare e riprendere eventi anche internazionali, come la tragedia delle Torri Gemelle a New York nel 2001.
Particolari, inoltre, i murales che si richiamano espressamente allo stile cubista anni Venti, come ricorda un particolare della “Guernica” di Pablo Picasso.
Il Paese di Orgosolo.

